Comune di Anguillara Veneta

Oratorio del Capitello

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Oratorio del Capitello
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La Pietà o Madonna Addolorata del Capitello

Un elemento caratteristico di Anguillara, particolarmente caro agli abitanti, è la chiesetta detta del Capitello, a pianta circolare come i due campanili ai lati, posto lungo la via principale di accesso al paese.
L’Oratorio custodisce un’antica e preziosa immagine: rappresenta la Madonna affranta dal dolore che tiene tra le braccia, sostenuto sulle ginocchia, il figlio deposto dalla Croce, veneratissima in paese, indicata come Madonna (o Beata Vergine) Addolorata del Capitello oppure, semplicemente, Madonna del Capitello. 
Appartiene al genere Vesperbild, termine d’origine tedesca che significa letteralmente Immagine di Vespro o immagine della sera. Alla sera, infatti, quale momento della giornata più adatto alla meditazione e alla riflessione sul mistero della passione e della morte di Cristo, davanti a queste immagini si riunivano i fedeli per la preghiera e si celebravano nei monasteri le messe vespertine.
E’ il tipo di immagine indicato nell’arte con il termine Pietà (celebre quella di Michelangelo in San Pietro a Roma, realizzata nel 1499) corrispondente nel linguaggio popolare alle espressioni: Dolorosa Madre di Dio, Madonna del Pianto, Madonna Addolorata.
Il termine vesperbild bene si presta ad indicare la zona di origine di lingua tedesca ed individua specificamente il gruppo plastico con la Madonna che sostiene sul grembo il figlio morto. Il significato della parola Pietà è invece più generico, comprendendo anche la raffigurazione pittorica dello stesso tema. 
Gli esempi più antichi risalgono al primo Trecento ; sono di grandezza spesso superiore a quella naturale e mostrano una Madonna dall’aspetto maturo, affranta dal dolore, che, rigidamente seduta, sostiene il Cristo in posizione verticale o diagonale, straziato dalle ferite. 
Queste prime immagini vengono prodotte nell’Europa Centrale, in un’ area compresa tra la regione del Reno, la Baviera, la Svizzera, il Tirolo, la Boemia e la Slovacchia.
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L'oratorio "del Capitello" in una cartolina della metà del Novecento

 


La Pietà del Capitello di Anguillara Veneta
La Pietà di Anguillara appartiene invece al gruppo successivo degli schöne Vesperbilder o Belle Pietà, un tipo iconografico ingentilito nelle forme e nell’aspetto. Alla fine del Trecento si assiste, infatti, ad un cambiamento verso uno stile più dolce e morbido sulla scia dello schönes Stil e delle schöne Madonnen (propridello stile Gotico Internazionale). Dall’espressionismo accentuato degli esemplari precedenti, si passa ad una soluzione più liricamente interiorizzata, meno cruenta. La Madonna, acquista un aspetto più giovane ed esprime un dolore più contenuto e riservato, senza eccessi; mentre il corpo del Cristo, non più trattenuto in grembo, assume sulle ginocchia della madre una posizione orizzontale o leggermente inclinata, quasi ostentato come in atteggiamento di offerta. Il tutto in una composizione equilibrata e armonica.
Nato nelle regioni del sud-est della Germania e dell'Austria a partire dalla fine del XIV secolo e proseguito fino alla prima metà del XV, questo tipo ha trovato una larga diffusione nelle zone delle Alpi orientali penetrando nelle Venezie per giungere, lungo la dorsale appenninica e il litorale adriatico, fino alla Basilicata.
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Immagini della pietà di Anguillara Veneta
 
Secondo lo schema iconografico delle Belle Pietà, la Madonna è seduta in posizione eretta, il capo è leggermente inclinato e il volto appare carico di un dolore dominato e composto, senza disperazione. Lo sguardo è perso in uno stato di profonda sofferenza che non lascia indifferenti; caratteristica è la posizione della salma di Cristo appoggiata quasi orizzontalmente sulle ginocchia della Madre. Questa lo sostiene con la destra sotto la nuca, senza sforzo; le braccia del Figlio giacciono incrociate sull'addome, mentre la sinistra di Lei si sovrappone amorevolmente traducendosi nell’effetto compositivo indicato come “motivo delle tre mani”, elemento ricorrente nelle schones vesperbilder con varianti riguardo alla posizione della mano della Madonna.
Tracce di pigmento blu sopravvivono sul manto della Vergine, la veste sottostante appare bianca nella parte superiore, mentre il rosso caratterizza la parte inferiore; il perizoma del Cristo è bianco. Altri pigmenti sono presenti ad evidenziare gli occhi, le ferite, i capelli e le spine. Il colore dell’incarnato è reso dalla tonalità rosata dell’impasto.
Ammirevole l'abilità dell'artista, che ha curato i minimi dettagli, dai particolari espressivi del viso, alle rughe che sottolineano il dolore, alle pieghe del manto, alla trama delle vesti. Pur sapendo di artigiani che si spostavano da un luogo all’altro portando i blocchi grezzi da finire sul posto, è difficile pensare all’azione frettolosa e ripetitiva di un anonimo plasticatore. E’ certamente più convincente l’ipotesi che si tratti di opera di esperte ed abili maestranze d’oltralpe. L’immagine misura alla base cm. 45 ca. per un’altezza di cm 58 e una profondità di cm 24. Massima diagonale cm 70. Sottoposta ad intervento di pulitura e restauro nel 1992 ad opera di A. Lazzarini, la rimozione del pesante strato pittorico, databile al sec. XIX, oltre a far emergere la fine esecuzione, è stata l’occasione per un’analisi della composizione. Secondo la relazione di laboratorio “… lo studio della sezione sottile ha consentito di determinare che l’impasto è costituito da una matrice di gesso microcristallino a struttura localmente grumosa che ingloba radi granuli e grumi da 100-150 mm bruno rossastri di natura terrosa …”. Compatibilmente con tali risultati, l'opera è realizzata in Gußstein (letteralmente “pietra colata”), una sorta di pietra artificiale, facile da modellare, composta di due parti e mezza di gesso, due parti di calce e una mezza parte di sabbia mescolate con acqua. Con l'impasto si gettavano i blocchi grezzi che costituivano la base su cui scolpire e rifinire successivamente l'opera. Anche nel nostro caso, infatti, si tratta di un lavoro ottenuto da un blocco cavo rifinito con cura dall’artista. 
Per le caratteristiche costruttive e stilistiche la Pietà di Anguillara Veneta, una “pregiatissima opera del periodo 1420-1425” secondo lo studioso austriaco Karl Ginhart, è con probabilità di provenienza salisburghese. Notevole, infatti, l’affinità con un esempio presso il Museo Carolino Augusteo di Salisburgo.
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Vesperbild presso il Museo Carolino Augusteo di Salisburgo
 
Rispetto ai numerosi esemplari noti nell’Italia del Nord, localizzati soprattutto nelle Venezie, e Centrale, quello di Anguillara ha affinità con il gruppo Veneto, ricollegabile ai prototipi d’oltralpe. Ne fanno parte, tra gli altri, i vesperbilder di Treviso (chiesa di S. Niccolò), Verona (s. Zeno), Legnago (Duomo), Venezia (S. Giovanni in Bragora), Vicenza (santuario di Monte Berico), Bassano (Duomo), Pieve di Cadore (S. Maria Assunta); costruito in loco è quello conservato nella chiesa di S. Sofia a Padova, di autore e data documentati.
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La pietà presso il Santuario di Monteberico a Vicenza      
 
Storia e leggenda
Di quando e come la Pietà del Capitello sia giunta ad Anguillara non esistono fonti certe.
La posizione sull’Adige di Anguillara, come Legnago e Verona, in prosecuzione della val d’Adige, dove è registrata la presenza di altri vesperbilder, suggerisce come via di provenienza l’ipotesi della direttrice fluviale, che verosimilmente era usata per il traffico delle merci.
Stando al racconto popolare che si tramanda da generazioni, la sacra immagine sarebbe comparsa in forma prodigiosa ad una donna del posto sposata con un uomo della famiglia Morello e dunque chiamata la Morelletta, esattamente dove si sarebbe in seguito costruito il primitivo capitello.
Alla donna, che il marito brutale aveva costretto in una gelida notte d’inverno, ad uscire di casa a cercare sotto la neve l’erba per il bestiame, la Vergine Addolorata sarebbe apparsa, consolatrice, tra i rami dell’albero ai piedi del quale la sventurata si era inginocchiata, disperata per i maltrattamenti, a pregare.
Le modalità prodigiose riferite dalla tradizione, si mescolano ad alcuni elementi oggettivi:
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La presenza del "capitello" in una mappa del 1738
 
Nella visita vescovile del 13 maggio 1668 è annotata l’esistenza di un capitello dell’Addolorata, dove si fanno elemosine che sono raccolte dalla famiglia Morello, proprietaria del fondo. 
Nel 1734 è citata l'esistenza di una cappelletta presso gli eredi del fu Zuane Morello, che ne avevano la custodia, essendo nei loro beni.
E’ riportata la presenza di un piccolo edificio sacro, lungo la via d’accesso al paese, in area di proprietà Morello in un disegno topografico del 1738.
Fino a non molti decenni fa era Morello la proprietà del terreno adiacente all’Oratorio e ancora oggi membri della famiglia Morello abitano lungo la stessa via, non lontano dal luogo dell’apparizione.
 Confermando la presenza, sulla via padovana, di un sacello dedicato alla Beata M. V. del Pianto, F.G. Salomonio (1696) riporta la possibilità che sul luogo sia esistita un tempo l’antica chiesa parrocchiale “bellorum furore vastata”.
Anche per F. Sartori (1884) l'apparizione, posteriore al 1414, sarebbe avvenuta dove secondo la tradizione era la primitiva chiesa di Anguillara, distrutta o per effetto di una grave inondazione dell’Adige avvenuta il 1378, o a causa delle guerre tra Carraresi e Veneziani nell'anno 1405, lasciando intendere che la Pietà fosse originariamente appartenuta all’antica chiesa.
Se così fosse servirebbe anticipare la datazione di almeno una ventina d’anni, cosa non del tutto azzardata se si confronta la nostra pietà con quella della Dekanastkirche di Altenmarkt in Carinzia, per cui è riportata la data del 1394.
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Il vesperbild presso la Dekanastkirche di Altenmarkt (da: Ginhart K., Gotische Vesperbilder in Karnten, 1964)
Per avvalorare l'ipotesi che qui sorgeva la prima chiesa di Anguillara sempre il Sartori cita il ritrovamento di alcune antiche vestigia, avvenuto durante la costruzione dell'attuale Oratorio.
Tra queste è individuato un frammento di bassorilievo raffigurante una mano muliebre, ritenuto parte di una rappresentazione sacra. Probabilmente è lo stesso che adesso si trova murato a sinistra dell'ingresso, classificato dagli studiosi come parte di una stele funeraria di epoca romana databile al II sec.
Dalla stessa area provengono le due lapidi visibili sul sagrato della chiesetta, appartenute presumibassorillievobilmente ad un edificio sacro, datate 1571: l’epoca del primo capitello? E quindi della apparizione/ritrovamento?
Difficile confermare tali ipotesi in mancanza testimonianze sicure.
Certa è invece la devozione popolare per la Madonna del Capitello: quando, nel 1855, la popolazione di Anguillara ottenne la liberazione dal colera, i parrocchiani si impegnarono con voto comune ad erigere un oratorio più ampio, costruito nella forma attuale su progetto dell’architetto Federico Tietz, com’è ricordato nella lapide murata sopra l'ingresso.
 
In segno di riconoscenza, per ricordare la fine dell'epidemia, si celebrano ancor oggi le feste quinquennali, che sempre vedono una gran partecipazione di fedeli.  
 
Luigi Polo
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