Comune di Anguillara Veneta

Arca del Santo e Anguillara

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Anguillara panoramica
Arca del Santo e Anguillara
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una convivenza di sei secoli

Nel lontano 17 giugno 1405 Francesco II da Carrara, quale risarcimento dei debiti contratti per sostenere la guerra contro i Veneziani, cedette la gastaldia di Anguillara alla Basilica del Santo di Padova con la clausola che i proventi della tenuta, di circa tremilacinquecento  campi padovani, venissero utilizzati per le necessità del sacro edificio. Incaricati della gestione pratica delle terre di Anguillara furono i massari laici dell'Arca del Santo, istituzione creata nel 1396 giusto con lo scopo di garantire la manutenzione e l'abbellimento della Basilica. 
La gastaldia consegnata all'Arca, per la quale i Carraresi vantavano il titolo di conti di Anguillara, era in gran parte coperta di acque stagnanti sfruttate per lo più  come valli da canna e da pesca e per  tutto il Quattrocento la nuova Proprietà continuò a locare tutte le terre ad un unica persona con contratti triennali o quinquennali rinnovabili di volta in volta. A partire dagli anni venti del secolo successivo l'Amministrazione dell'Arca prese a curare maggiormente la propria tenuta tanto che venne deliberato che il Cassiere era tenuto a cavalcare due volte all'anno ad Anguillara alli tempi congrui e spendere ducati cinquanta ogni ano sì in reparatione delle fabriche e lochi de là. Ad un obbligo analogo era soggetto anche il fattore generale, tenuto a recarsi ad Anguillara due o tre volte al mese secondo il bisogno, nell'interesse dell'Arca. Un cambiamento nel modo di condurre la tenuta si ebbe quando, nel 1557,  il Magistrato Veneto ai Beni Inculti ordinò ai proprietari interessati la costituzione del Consorzio del Gorzon allo scopo di prosciugare la vasta zona valliva comprendente tra l'altro il lago di Vighizzolo e di Anguillara. 
La bonifica prese avvio con il Taglio del Gorzon, cioè con l'apertura dell'argine che allora delimitava  le valli, permettendo di incanalare le acque verso il mare. 
La prima consistente porzione di terreni messa a coltura fu quella situata in prossimità dell'Adige in località il Pizzon  dove, tra il 1565 e il 1567, l'Arca fece edificare un grosso complesso dominicale in muratura con ampi rustici comprendenti stalle, granai, alloggi per i boari oltre ai locali d'abitazione per il fattore. Altri terreni coltivati erano in prossimità dell'argine del Gorzone lungo la strada per Bagnoli in località detta la Callà. La conduzione che contemplava anche lo sfruttamento delle valli da pesca era affidata con contratti di locazione che prevedevano per il locatario l'obbligo di scavare fossi, piantare alberi, e la manutenzione degli edifici. 
Il procedere della bonifica e la messa a coltura di nuove terre portarono ad un mutamento nel modo di condurre la gastaldia. Ed infatti una svolta decisiva si ebbe verso la metà del Seicento quando fu stabilito di suddividere le terre liberate dalle acque ed utilizzabili in più possessioni da affittare separatamente con precise clausole di dissodamento e recupero agrario. I proventi di queste nuove locazioni si sarebbero reimpiegati  per continuare, coraggiosamente, nell'opera di prosciugamento. 
Tra il 1660 e il 1665 l'Arca del Santo fece costruire una più consona sede dominicale, elegante e capiente, nei pressi del ponte del Taglio, in un luogo più centrale e raggiungibile rispetto a quella del Pizzon. Comprendeva l'alloggio del fattore di campagna e della sua famiglia ed era dotata di stanze riservate ai Presidenti ed ai Padri Conventuali che si fossero recati in visita ad Anguillara. Nel corso dei secoli avrebbe ospitato personaggi illustri: vi pernottarono il Santo Barbarigo (21 ottobre 1683) e il cardinale Rezzonico (14 luglio 1747); vi fece sosta papa Pio VI di ritorno da Vienna (20 maggio 1782).  Annesso alla villa fu eretto un oratorio con sagrestia dedicato a S.Antonio ove tutt'ora, il 13 giugno, si tiene la festa in onore del Santo. 
Tra il 1665 e il 1690 si procedette alla divisione sistematica dei nuovi terreni prosciugati in possessioni contraddistinte ognuna dal nome di un santo, le quali venivano presto dotate di idoneo complesso rustico con casa colonica  in muratura e copertura in coppi. Tale scelta, eccezionale per l'epoca, caratterizzata dalla prevalenza di casoni in canna e paglia, evitava il pericolo degli incendi. Sulla facciata principale del fabbricato, in apposite nicchie venivano collocate la statua di S.Antonio, a ricordarne la proprietà, e quella del santo di cui la fattoria portava il nome. Allo sforzo edilizio, per il quale l'Arca si era dotata in Anguillara di una propria fornace, partecipavano anche gli affittuali con una quota pari al cinque e mezzo per cento della spesa sostenuta nella fabbricazione. 
Nel Settecento le possessioni occupavano complessivamente 3024 campi padovani e i terreni ancora occupati dalle acque si riducevano ai vasti stagni posti nella parte nord- occidentale della tenuta, verso Tribano. Agli inizi dell'Ottocento la tenuta contava 3430 campi con diciannove possessioni costellate  dei numerosi casoni dei chiusuranti che prestavano la loro opera bracciantile presso gli affittuali. L'opera di bonifica si sarebbe conclusa definitivamente a fine secolo con l'avvento delle macchine idrovore, ma l'Arca poteva già vantare di avere trasformato l'immenso acquitrino ricevuto dai Carraresi in fertili campagne densamente popolate, valorizzate dalla presenza di numerose case coloniche. 
Con il Novecento si assiste alla parcellizzazione dei grossi poderi in tante piccole affittanze a causa delle spinte sociali conseguenti allo stato di disagio della popolazione,  specialmente negli anni  seguenti le due grandi guerre. Si arrivò a parecchie centinaia di appezzamenti, spesso al di sotto dei due campi. 
L'Arca del Santo aveva mantenuto pressoché inalterata la proprietà fin dal 1405, non avendo consentito alcuna cessione se non in rari ed eccezionali casi per motivi di pubblica utilità, avendo superato indenne anche la confisca napoleonica grazie alla sua amministrazione laica. Inaspettatamente si privò della tenuta il 23 gennaio1974, vendendo in blocco a certi Balzarini e Corvi, commercianti bresciani, suscitando la ribellione dei cittadini di Anguillara che si vedevano togliere la terra su cui avevano vissuto per tanti anni, generazioni dopo generazioni. La mobilitazione popolare ottenne una momentanea sospensione dell'atto di compravendita, ma alla fine i nuovi proprietari ebbero ragione  anche se con l'accordo di rivendere ad un prezzo concordato (ma ben superiore a quello da loro pagato all'Arca) ai singoli fittavoli coltivatori. 
Agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso la villa che fu  sede dell'Arca in Anguillara è stata acquistata dal Centro Padovano di Accoglienza che vi ha istituito una comunità terapeutica per il recupero di tossicodipendenti, attività cessata nel 2002. Da allora la villa è inutilizzata.

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